Articolo uno
Mi spiace dover tornare
su questo argomento, ma sembra che la nostra
Costituzione sia qualcosa di superfluo, da abolire, inutile legge che
dopo tanti anni è passata di moda, un inutile impedimento contro
i privilegi di talune persone, da mandare quindi in pensione.
Vecchia, senza valore, viene giornalmente attaccata, vilipesa,
da coloro i quali desiderano abolirla per proprio comodo.
Così, non volendo dare troppo nell'occhio, si cerca di cambiarne
qualche articolo, uno alla volta, pian pianino fino a raggiungere
la completezza del cambiamento.
Ultima grande trovata è quella di volere cambiare l'articolo 1 che recita:
"L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione".
Sostituendolo con il seguente:
"L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro e sulla centralità del Parlamento
quale titolare supremo della rappresentanza politica della volontà popolare espressa
mediante procedimento elettorale".
Ma quale Parlamento? Quello attuale? Dove si assiste a mutevoli cambiamenti di bandiere?
Un parlamento di poltrone?
Certamente sarebbe una bella garanzia, senza un Presidente della Repubblica
che possa disturbare, la Consulta che stabilisca la costituzionalità delle leggi,
in poche parole nessun ostacolo a fare ciò che si vuole senza pagare per le proprie responsabilità.
Cosa c'è di meglio che eliminare ogni freno alla libertà dei soliti noti per potergli consentire di fare ciò che vogliono?
Non può esserci una dittatura della maggioranza, non si può ledere l'autonomia e l'indipendenza della magistratura,
attaccare la funzione della Corte Costituzionale e le prerogative del Capo dello Stato.
Per quanto tempo dovremo assistere a questo scempio?
Quando la finiremo di credere che gli asini volano?
O forse le coscenze sono andate in catalessi?
Scusate il mio sfogo, forse non sono al passo con i tempi, e tante cose in cui credo
sono ormai state soppresse.
Ecco alcuni dei parlamentari che ci rappresentano, nominati per volere divino.
!!!!
!!





Canta cà ti passa, Canta che ti passa
mi dicia me patri, mi diceva mio padre
quann'eru picciuttieddu, quando, da ragazzino
quannu chiancia pì mi capitava di piangere
quacchi tortu ricivutu. per qualche torto ricevuto.
Canta cà ti passa, Canta che ti passa
chista era a filisofia questa era la filosofia
di tempi in cui ai tempi in cui
spissu a giustizia spesso la giustizia
era chidda di Don Tano. era quella di Don Tano.
Canta cà ti passa, Canta che ti passa,
un mi va cchiù, non ho più voglia
di sentiri chisti di sentire queste
stupiti parole. stupide parole.
Cantu ma un mi passa, Canto ma non mi passa,
e ora cà nnà è ora che
ruspigghiamu u sangu ci svegliamo
e mannamu a casa e mandiamo a casa
Alì Babà e i latruna. Ali Babà e i ladroni,
Speramu cà passa !!!!!!!!!